Un Paese fondato su controlli e concessioni amministrative non cresce. Tre proposte operative per rimettere la libertà individuale al centro, a partire dall'articolo 1 della Costituzione.

Cos'altro potrà mai andare storto in un Paese dove per ogni lavoratore vero ce n'è uno, pubblico, che controlla; dove niente è affidato realmente alla libera iniziativa ma tutto è frutto di "concessioni amministrative"; e dove l'esigenza di controllo fiscale e di recupero forsennato di gettito prevale su tutto?
Da questa constatazione discendono tre proposte operative.
1. Nell'iniziativa privata, di qualunque tipo, tutto quello che non è espressamente vietato da norme imperative è consentito.
2. Per l'introduzione di nuovi reati e nuovi tributi occorre una maggioranza di due terzi del Parlamento.
3. Riportare al centro della Costituzione il cittadino, senza intermediazioni: modificare l'articolo 1, da "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" a "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sulla libertà individuale".
Tre modifiche di principio, prima ancora che di dettaglio. Ma è dai principi che un Paese decide cosa vuole essere.













