In venticinque anni il mondo è cresciuto del 95%, l'Italia del 9%. Quando la spesa corrente assorbe oltre metà della ricchezza nazionale, la crescita non può arrivare: va ricalibrato dove finiscono quei soldi.

In venticinque anni il mondo è cresciuto del 95%, noi del 9%. La spesa pubblica italiana è salita del 39%, il debito quasi del 100%.
Quando due indicatori economici vanno in direzioni opposte così marcate non c'è mistero: una sta consumando l'altra, semplicemente.
Nessun Paese cresce stabilmente con una spesa pubblica al 56% del PIL, in corso di accelerazione grazie a buffonate come PNRR e false pensioni sociali.
La cosa che mi colpisce è che continuiamo a cercare la soluzione in una crescita che non potrà mai arrivare, finché il 56% della ricchezza nazionale va in consumo corrente — pensioni, stipendi pubblici, trasferimenti — e poco in quello che creerebbe nuovo PIL.
L'unico modo di uscirne è ricalibrare radicalmente dove vanno quei soldi: decidere cosa finanzia davvero la crescita e cosa è solo costo corrente, che dovrà per forza essere drasticamente tagliato.
Però c'è Garlasco e la Flottilla…













