La storia di Antonio, 26 anni, che vuole aprire una pizzeria a Napoli: diciotto adempimenti prima di infornare la prima pizza e 4.500 euro di contributi fissi anche a forno spento. Così le barriere d'ingresso uccidono l'iniziativa.

Antonio ha 26 anni. Vuole aprire una pizzeria a Napoli. Ha trovato il locale, ha imparato il mestiere, ha messo da parte i soldi. È pronto. Quello che non sa è che prima di infornare la prima pizza lo aspettano circa diciotto adempimenti e 4.500 euro l'anno di contributi fissi, dovuti anche a forno spento.
Diciotto passaggi prima della prima pizza
Prima di aprire, Antonio dovrà:
• aprire una partita IVA
• scegliere il codice ATECO giusto tra migliaia
• iscriversi alla Camera di Commercio
• inviare la pratica ComUnica
• presentare la SCIA al comune
• comprare PEC e firma digitale
• iscriversi all'INPS
• ottenere l'autorizzazione sanitaria della ASL
• frequentare il corso HACCP
• redigere il piano di autocontrollo
• preparare il DVR, il Documento di Valutazione dei Rischi
• nominare un responsabile della sicurezza
• richiedere il certificato antincendio ai Vigili del Fuoco
• registrarsi al RENTRI per i rifiuti
• stipulare un contratto per lo smaltimento degli oli esausti
• fare il corso di sicurezza obbligatorio
• trovare un commercialista
• pagare il diritto camerale annuale.
Ma questo è il meno.
La mazzata finale: 4.500 euro di contributi a forno spento
Il colpo vero arriva dall'INPS. Antonio deve versare circa 4.500 euro l'anno di contributi fissi. Anche se non ha ancora venduto una pizza. Anche se il primo anno chiude in perdita. Anche se il forno resta spento.
Quattromilacinquecento euro che lo Stato vuole comunque — in quattro rate, a prescindere da quanto guadagni. Soldi che un ragazzo che ha appena investito tutto nel locale non ha. Il risultato lo confermano i dati: l'Italia è tra i paesi europei con il tasso più basso di nuove imprese. Non perché manchi l'iniziativa, ma perché il costo per iniziare è troppo alto per chi parte da zero.
I contributi hanno una funzione: finanziano la pensione. Ma un contributo fisso su chi non ha ancora guadagnato un euro non è previdenza. È una barriera d'ingresso. Dice ad Antonio: prima paghi, poi hai il diritto di provare.
Il confronto imbarazzante
In Estonia apri un'impresa online in 15 minuti e paghi i contributi in proporzione a quello che guadagni. A Napoli servono settimane, migliaia di euro e un commercialista — e paghi anche se guadagni zero.
Lo Stato non prende solo soldi. Prende tempo: settimane di burocrazia che Antonio potrebbe usare per preparare l'impasto, cercare fornitori, parlare con i clienti. E prende coraggio, perché ogni barriera in più è un ragazzo in meno che ci prova.
Chi vuole più imprenditori non aggiunge incentivi, casomai elimina gli ostacoli.
Agostino Galizia • 1 maggio 2026













